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La Regione delega ai Comuni le autorizzazioni paesaggistiche

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Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato a maggioranza (40 voti favorevoli, 6 contrari, una astensione) una legge che delega ai Comuni il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche, previste per molti interventi edilizi. E’ prevista la possibilità per i Comuni di istituire apposite commissioni composte da esperti per esaminare le richieste. I Comuni più piccoli potranno esercitare le nuove funzioni in forma associata. Alla Regione restano i poteri di controllo e di vigilanza. In caso di inadempienza può esercitare i poteri sostitutivi.

LUCIANO CIOCCHETTI “Fino ad oggi  era la Regione ad esaminare le domande. Si tratta di una mole di lavoro enorme, quando sono stato nominato assessore erano oltre 6mila le pratiche in attesa. Abbiamo svolto un’azione importante per ridurre il tempo di risposta, adesso sono 2mila le domande  in giacenza, ma non basta. Con il Piano casa le richieste sono addirittura in aumento. Con questa legge deleghiamo ai Comuni tutte le autorizzazioni sugli interventi minori. Ovviamente restano escluse le operazioni più importanti che implicano trasformazioni profonde del territorio. In pratica, con un’operazione strutturale, completiamo il percorso di delega ai Comuni delle competenze in questa materia”.

MARIO PERILLI  “In merito alla proposta di legge in discussione, nonostante la sua bontà generale, non posso che confermare quanto sostengo da tempo: più deleghiamo agli enti locali e meglio è. Fondamentalmente non ci sono problemi sulla proposta, ma in questo particolare momento per i Comuni, e soprattutto per quelli piccoli, che sono i due terzi del totale, non posso che evidenziare lo stato di difficoltà in cui si trovano. In occasione della finanziaria 2012 dissi che la priorità doveva essere quella di ridefinire l’assetto istituzionale degli enti locale e, alla luce di questo, mi chiedo solamente se i piccoli comuni saranno in grado di applicare questa legge. Alla luce delle condizioni in cui versano gli uffici tecnici, del blocco delle assunzioni e degli stringenti patti di stabilità,mi chiedo quindi se ci saranno effettivamente tutte le condizioni per vedere il buon fine della legge. Non vorrei che i Comuni, da sempre punto di riferimento nodale per i cittadini, diventassero l’anello debole di una catena troppo lunga e non vorrei neanche che involontariamente creassimo le condizioni per peggiorare ulteriormente l’attuale condizione di disagio”.

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