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Condannata ex dirigente, maxi risarcimento per la Asl

asl rieti

Due contratti da dirigente del servizio informatico, dal 2005 al 2010, e due ricchi stipendi. Ma il suo diploma di laurea in Scienze informatiche, apparentemente rilasciato dall’università di Palermo, si è rivelato essere un falso. La sezione giurisdizionale della Corte dei Conti del Lazio ha condannato Patrizia Sanna a risarcire 894mila euro all’Asl Roma H e a quella di Rieti. Alla donna, scrivono i magistrati nel dispositivo, le due aziende sanitarie avevano affidato “non una prestazione qualsiasi, ma quella relativa a un contratto di dirigenza, per di più ad alto contenuto tecnico, con standard qualitativi, quantitativi e di professionalità ben specificati”. Insomma, funzioni che si possono svolgere solo se si è in possesso del giusto titolo accademico. Altrimenti, “l’inadeguata preparazione culturale rende la prestazione lavorativa inadeguata e la relativa remunerazione ingiustificata”. In altre parole, non si può fare il dirigente in una struttura pubblica senza essere laureati. Una normalità alla quale Patrizia Sanna, che della vicenda ha dovuto rispondere anche in sede penale ai magistrati del Tribunale di Velletri, non ha voluto arrendersi fino all’ultima udienza. Salvo mettere in piedi una doppia difesa contraddittoria. Se la pseudodottoressa sosteneva di non aver mai presentato alcun curriculum o depositato alcun certificato di laurea al momento della firma dei contratti, l’avvocato Marco Fierli affermava che la sua cliente fosse in regolare possesso del diploma. Senza però aggiungere il motivo per cui la donna non sarebbe stata in grado di esibirlo ai giudici. Inoltre, secondo il legale, la Corte dei Conti avrebbe dovuto tenere in considerazione i “notevoli risultati ottenuti dalla sua rappresentata nel corso dell’attività presso l’Asl Roma H”. Tra questi l’ottimizzazione della procedura delle paghe, con un risparmio di oltre 300mila euro, e della rete dati interna all’azienda, con un beneficio quantificabile in mezzo milione di euro. E ancora, una causa da 200mila euro vinta con la Wind per una megafattura errata. Una lista che cozza con i rilievi dei giudici contabili, che hanno evidenziato una gestione ben poco “notevole” degli appalti. In particolare, a dimostrazione della “scarsa competenza” della finta laureata, ci sono quelli gonfiati e affidati alla società di servizi informatici Isa, “in manifesto dispregio della normativa sui contratti pubblici”. Gli accordi sono stati poi rinegoziati dall’Asl per una differenza di 800mila euro, rientrati nelle casse dell’azienda sanitaria di Albano, Frascati, Marino, Nettuno, Pomezia e Velletri. Un giro di tangenti per il quale Patrizia Sanna è finita anche davanti ai magistrati del Tribunale di Viterbo, ai quali dovrà rispondere di corruzione aggravata. Un chiaro indizio di “dannosità ulteriore” che ha spinto i giudici della Corte dei Conti a soddisfare tutte le richieste della Procura regionale. Così, per la sua condotta, la dirigente senza laurea dovrà restituire 202mila euro all’Asl di Rieti, 671mila all’Asl Roma H e quasi 20mila all’Inpdap per il trattamento di fine rapporto.

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